Il sistema dei media è trasformato sempre più profondamente e velocemente, il pubblico preferisce rivolgersi a news creator, piattaforme video e chatbot IA, le informazioni sono considerate meno affidabili – ma cresce la domanda di notizie imparziali -, meno importanti per la vita quotidiana e più difficili da monetizzare per gli editori.
Il quadro che emerge dal Digital News Reports 2026 del Reuters Institute è decisamente grigio per l’industria dei media, con la fiducia delle persone nei confronti dell’informazione che ha raggiunti i livelli più bassi dal 2015, anno in cui è iniziata la rilevazione.
Global Reboot. Basato su un sondaggio online che ha ascoltato quasi 100mila individui tra gennaio e febbraio in 48 paesi, il report rileva per la prima volta il sorpasso da parte social e video nei confronti delle fonti di informazione tradizionale in circa 2/3 dei mercati coperti dall’indagine, con l’Europa che ancora difende strenuamente l’accesso diretto, forse anche in virtù della diffusione di broadcaster pubblici.
Intergenerazionale. Il cambiamento non interessa solo il pubblico più giovane, ma investe tutti i gruppi di età, con sempre meno persone che indicano la TV quale loro fonte preferita rispetto a cinque anni fa, con la sola eccezione degli over 55 che non mutano le loro abitudini.
Le news passano dalle piattaforme video online per il 77% dei rispondenti in quasi tutti i mercati e per quanto gli editori si affannino a produrre video, il pubblico non torna da loro – in media, hanno perso in cinque anni circa 10 pp e 5 pp dal 2025 al 2026 – preferendo YouTube, Instagram e TikTok. E non si tratta solo di formati brevi, nota il report: il 25% guarda video per più di 20 minuti e 1/5 usa le piattaforme per il live.
Il problema della fiducia nell’informazione è più acuto in paesi come gli Usa dove solo il 25% dice di fidarsi sempre o quasi sempre, 5 pp in meno rispetto al 2025, e s scende al 15% tra gli americani che dichiarano di votare a destra. In generale, la fiducia è al 37%, in caduta in 19 su 48, con cali di 5 o più punti percentuali in 19 paesi. In Italia, il calo rispetto allo scorso anno è di 4 pp, ma ci sono anche paesi in cui la fiducia è in crescita: +1% in Germania, +2% in Spagna e Giappone.
Chatbot ai cancelli. I cosiddetti ‘gatekeeper’ sono sempre più spesso i chatbot, soprattutto tra il pubblico più giovane, con un uso settimanale dell’IA passato dal 7% al 10% nella media globale, e punte del 16% tra gli under 35. La cosa notevole è che chi passa dall’IA è generalmente un forte consumatore di news e non utenti disinteressati che abbandonano i news brand. Tuttavia, la fiducia nelle risposte dei chatbot è ancora più bassa (20%) di quella nelle news.
La lettura dei dati che riguardano l’Italia mostra una relativa forza dell’informazione, con il 57% dei rispondenti che dichiara di consultare le notizie più volte al giorno, secondo dato più alto, dopo la Finlandia, tra i paesi considerati. Il pubblico quindi non scompare, ma diventa più distante e selettivo e si fa mediare dagli algoritmi, in cui social, motori di ricerca, aggregatori e chatbot non sono più solo canali di distribuzione ma veri e propri ambienti media in cui il pubblico incontra le notizie, sottolinea la ricerca coordinata dal Master in Giornalismo ‘Giorgio Bocca’ dell’Università di Torino.







