Grandi incertezze, piccole spese: i consumatori navigano a vista, alle marche il compito di intercettarne i desideri

Riflettori accesi sull’aumentata diffidenza nei confronti dell’intelligenza artificiale e sulla percezione di pericolosità dei social per i giovanissimi

Una nuova fase di grande incertezza, che potrebbe preludere una nuova recessione, ha fatto anticipare a Warc il rilascio del suo Consumer Trends Report 2026 che esplora le tendenze che più di altre potrebbero influire sulle decisioni d’acquisti, in termini di marche e categorie. L’indagine sui cinque temi, molto diversi tra loro, è basata su una serie di sondaggi GWI su un ampio panel di utenti internet combinati con ricerche, casi di studio e analisi interne della società di business intelligence e filtrati attraverso il modello proprietario Geiste, acronimo di Government, Economy, Industry, Society, Technology, and Environment.

Grandi incertezze, piccole spese. Il contesto attuale alimenta i piccoli consumi che confortano: quasi la metà (45%) dei consumatori è preoccupata per la sicurezza del proprio posto di lavoro e per questo il 33% sta risparmiando di più o riducendo ulteriormente le spese.

L’accumularsi di turbolenze macro-economiche, conflitti e ansia legata al lavoro creano un senso di stanchezza emotiva. Il 50% dice di considerare lo stress economico come principale causa della propria infelicità: si cerca di tamponarla gestendo il denaro in modo più oculato e indirizzando le spese verso acquisti che procurano gioia con il minimo costo, mentre i viaggi – pur desiderati – si allontanano dall’orizzonte di spesa causa aumento dei prezzi e minore accessibilità delle destinazioni.

Ai marketer il report affida il ruolo di consolatori, esplorando tutti i modi possibili per allineare l’offerta del marchio ai piccoli comfort. Ma non potranno improvvisare. “I marchi che creano connessioni emotive prospereranno, ma dovranno sapersi muovere con cautela di fronte alla crescente attenzione rivolta a tecnologia, autenticità e fiducia per avere un impatto significativo”, ha affermato Stephanie Siew, Senior Research Executive di Warc.

Le insidie principali sono l’IA e i social. La prima è sempre più utilizzata, anche in termini di relazione, ma i marketer devono fare molta attenzione nell’utilizzo quando si rivolgono alle fasce di popolazione più vulnerabili; inoltre, la sovrabbondanza di contenuti creati con l’IA sta sollevando reazioni negative da parte delle persone preoccupate per la qualità e le implicazioni etiche nel suo utilizzo. 

Otto su dieci (78%) richiedono etichette e informazioni chiare quando viene utilizzata l’IA, soprattutto in contesti ad alto rischio come la sanità, la politica o il diritto. I social sono invece già sotto la lente quando si tratta dei giovanissimi, con il 64% che li ritiene dannosi per i bambini e il 51% che si dichiara favorevole alla verifica sull’età, mentre molti governi stanno studiando regolamentazioni più restrittive.

Il think tank di Warc considera queste restrizioni una sfida per marche e media, dato che i social sono un tratto privilegiato del percorso d’acquisto dei più giovani, che potrebbe modificare le scelte degli inserzionisti, dirottandole verso canali alternativi come app di messaggistica e streaming e la creazione di canali e community proprie.

La Cina è più vicina. Un altro tassello dei consumi nel 2026 è la nuova posizione del ‘Made in China’, non più sinonimo di basso prezzo e riconosciuto come ‘innovativo’ dal 36% dei consumatori in ambito tecnologico, automotive e lifestyle. E con meno denaro per i prezzi premium dei prodotti occidentali la competizione si fa accesa.

Grandi incertezze, piccole spese: i consumatori navigano a vista, alle marche il compito di intercettarne i desideri ultima modifica: 2026-04-24T11:21:26+02:00 da Redazione

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