L’Osservatorio annuale sul sistema dell’informazione dell’Agcom ha trovato che le persone si fidano molto poco di social e influencer, mentre tiene il credito verso i mezzi tradizionali
Sorpassata la tv nel 2023 come primo canale di informazione, internet rafforza la sua posizione quale punto di ccesso all’informazione per il 55,8% degli italiani. L’online nella sua vastità di punti di contatto, media brand e social ha ampliato ancora di più il divario con la TV, che scende al 43,2%, per non parlare degli altri mezzi.
Il dato – risalente al primo semestre 2025 – emerge dalla seconda edizione dell’Osservatorio annuale sul sistema dell’informazione, realizzato dall’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), secondo cui il consumo di informazione è sempre più polarizzato tra le generazioni: il 40,7% dei giovani tra i 14 e i 24 anni si informa esclusivamente online, mentre tra gli over 65 la televisione resta il punto di riferimento principale (59,8%), anche se l’utilizzo degli strumenti digitali cresce molto velocemente. Il 34,1% della popolazione tende a informarsi utilizzando un solo mezzo, ma cresce la fascia di chi utilizza almeno quattro mezzi diversi (26%) mentre quasi il 10% ne impiega sei o più (+4,3 punti percentuali rispetto al 2024).
L’online resta l’unico canale in crescita e diventa lo snodo attraverso cui i cittadini cercano notizie e costruiscono la loro dieta informativa: l’accesso alle news passa soprattutto da social network (25,1%) e motori di ricerca (24,7%), ma il 30% degli italiani continua a informarsi tramiti siti e app degli editori tradizionali (radio, tv e stampa), con i quotidiani e periodici online che crescono al 14,5% (+ 2,7 pp vs 2023). Rilevante tra i più giovani il ruolo delle piattaforme di condivisione video.
Abbonamenti e paywall rimangono marginali. La ricerca di news online infatti non si traduce in disponibilità a pagare, con appena il 6,1% ha un abbonamento ai quotidiani online e l’interesse dei prospect supera di poco il 14%. Quando un contenuto è bloccato da paywall, la pratica più diffusa è cercare la stessa notizia sui motori (27,5%), consultare testate gratuite (26,3%) e attendere che ne parlino radio e tv (22,8%).
C’è però un problema di fiducia, che complessivamente si riduce nel confronti del sistema dell’informazione tutto. I media tradizionali – radio, televisione e stampa – godono però di un livello di fiducia molto più alto da parte dei cittadini in misura quasi doppia rispetto alle fonti online (35,9% contro 20%). Il servizio pubblico, in particolare, viene indicato come il mezzo già affidabile dal 40,5% degli italiani, seguito dai quotidiani (14,2%), televisione commerciale (12,5%), e dal servizio pubblico radiofonico (8,2%). I social network riscuotono pochissima fiducia (3,6%) con gli influencer fanalino di coda (1,2%). Il passaparola, cioè le informazioni provenienti da familiari e amici, mantiene un livello di fiducia piuttosto alto (30,2%) e rappresenta il mezzo con il livello di sfiducia più basso (6,6%).
Zero notizie, inoltre, per circa un italiano su cinque che dichiara di informarsi raramente o per nulla: un po’ per autodifesa, ma anche per disinteresse.
Il 22,3% cita la ripetitività dei contenuti (22,3%), la loro negatività (18,1%), l’impatto emotivo (15,2%), la sfiducia nei giornalisti (14,6%) e l’eccesso di informazioni (14,4%). Non aiuta anche la trasformazione dell’offerta informativa in tv, dato che nel 2025 la televisione generalista ha ridotto le ore dedicate ai programmi di approfondimento rispetto al 2024 (-11,3% delle ore nei programmi extra tg).
I più giovani percepiscono in misura maggiore un sovraccarico informativo e mostrano disinteresse; i 25-34enni risultano sensibili all’impatto emotivo e alla negatività delle notizie; gli over 65 lamentano soprattutto la qualità e la ripetitività dei contenuti informativi. Incidono anche fattori come disponibilità di tempo, livello di istruzione e reddito.
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