Sostanza e resistenza di idee e oggetti: il ‘nocciolo della questione’ alla Milano Design Week 2026

Nel genius loci, dall’Uzbekistan a Omegna, una delle poche risposte capaci di dare credibilità ai progetti e alla loro comunicazione ed emergere dalla dimensione caotica generata dall’IA e dalle mille proposte disseminate in città, che a fatica hanno catturato attenzione e curiosità instagrammabili

di Francesco Morace, presidente Future Concept Lab

Francesco Morace

La Design Week 2026 si è chiusa all’insegna dell’Uzbekistan. Un Paese che non sappiamo nemmeno ben collocare geograficamente nell’immenso spazio dell’ex Unione Sovietica: eppure, il messaggio più potente della settimana arriva da un progetto maturato sulle rive salate del Lago d’Aral, un residuo oceanico (per questo chiamato Mar d’Aral) che si sta prosciugando a causa del cambiamento climatico.

La Uzbekistan Art and Culture Development Foundation (ACDF) ha presentato a Palazzo Citterio ‘When Apricots Blossom’, un progetto a tutto tondo capace di coniugare ricerca, attivismo culturale, genius loci, simbolismo artigianale e linguaggi del design contemporaneo. Commissionata da Gayane Umerova e affidata alla curatela di Kulapat Yantrasast, la mostra assume come dispositivo teorico la poesia omonima del 1937 di Hamid Olimjon, che traduce la fioritura dell’albicocco in una figura di resistenza sistemica.

Pane e accoglienza. A 12 designer provenienti da tutto il mondo è stato offerto un soggiorno in Uzbekistan allo scopo di presentare loro la ricca cultura locale del pane e degli stampi chekich per lavorarlo, e che trasformano ogni pagnotta in opera d’arte.

Ai designer è stato poi chiesto di progettare un vassoio che si ispirasse al processo di panificazione, per offrire il pane in un rito di accoglienza che costituisce il pezzo forte della cultura uzbeka.

Il risultato è potente e sorprendente: l’uso delle forme e dei materiali riprendono la struttura dei raffinatissimi stampi, cogliendo la fibra stessa del genius loci uzbeko, e proponendo nel ventre di Palazzo Citterio un paesaggio di isole illuminate che valorizzano un sapere e sapore artigiano che può alimentare un mondo in secca per la mancanza d’acqua e in fiamme per l’onnipresenza della guerra.

Un esempio di collaborazione transnazionale che amplifica la portata simbolica e progettuale di una visione illuminata: non è storytelling, ma storydoing.

Tra le mille proposte disseminate in città, che a fatica catturano attenzione e curiosità instagrammabili, nessun’altra ha saputo cogliere così bene lo spirito del tempo: pane, amore e fantasia, ci verrebbe da dire.

Genius loci. È questa una risposta alla dimensione caotica generata dall’AI, una risposta che assume le forme di una sfida vitale – per la rigenerazione della dimensione sociale e progettuale – che vede il genius loci, l’esperienza di un luogo e relativo saper fare, come elementi chiave per dare credibilità a un progetto e alla sua comunicazione.

La verità dei fatti – sempre più difficile da verificare e a cui molti temono di dover rinunciare – emerge nei luoghi e nei modi del pane di un Paese lontano e misterioso – trasformandosi in autenticità dell’esperienza, punto di riferimento essenziale per la corretta elaborazione di un futuro più vivibile. Qualcosa di simile è stato presentato da Alberto Alessi e Giulio Iacchetti al SuperStudio Maxi con il nuovo brand il Tornitore Matto by Alessi, che propone oggetti realizzati – anche in questo caso vassoi e ciotole per offrire il cibo – con l’antica arte della lavorazione al tornio del metallo in lastra, tipica del contesto produttivo di Omegna.

Simboli tangibili. Due indizi così potenti fanno una prova: simboli tangibili in un labirinto nel quale risulta difficile districarsi, tra desideri anticipati e messaggi ipnotici che raggiungono i consumatori, con una crescente rilevanza dei messaggi fake (testi e immagini) generati dall’AI, la quale permette le peggiori manipolazioni e che sta rapidamente spendendo la propria quota di credibilità e incisività nella mente e nella memoria di chi la riceva. Sempre più spesso messaggi e intere ‘opere’ della GenAI vengono considerati ‘giochini per infanti’, noiosi e irrilevanti.

Scelgo un unico esempio emblematico che arriva sempre dalla Design Week: Thonet – che tanto avrebbe da dire attingendo alla propria straordinaria storia di innovazione formale e iconica – presentava nel Salone d’Onore della Triennale una performance con un pianoforte che suonava da solo una improvvisazione generata dall’IA, illustrata da un’opera luminosa anch’essa generata dall’IA. Una esperienza che qualche anno fa avrebbe emozionato e sorpreso, e che invece appare ‘scaduta’: le persone si fermavano ad ascoltare e osservare per pochi secondi, e poi preferivano il terrazzo che si affaccia sul giardino con la fontana di De Chirico.

Deperibilità IA. La definirei la deperibilità dell’IA generativa che sempre meno ha da dire: si ascolta, si osserva, e ci si chiede ‘perché?’ Gli anglosassoni direbbero: ‘So What?’ Tutto sembra già visto e consunto nella rutilante esperienza del digitale che soffre di inevitabile obsolescenza: sembra prepararsi la stessa fine che hanno fatto Metaverso e NFT.

Che traccia hanno lasciato? Dunque, non si può che registrare la crescente disillusione per eventi e momenti ‘generati’ dall’IA (alla Design Week ne abbiamo visti tanti, ma pochi memorabili…) e il contemporaneo entusiasmo per attività e progetti tangibili, vitali, con gesti antichi come impastare il pane … il contrappasso comincia a comparire anche presso le generazioni più giovani, in grado più di un tempo di apprezzare la profondità delle esperienze, la loro rilevanza e soprattutto la loro durata, o meglio ancora l’endurance, termine che in inglese riassume la sostanza e la resistenza, e che aiuta a comprendere e ‘smascherare’ le manipolazioni in atto.

Non è tradizionalismo e neanche conservatorismo, ma una sana capacità di comprendere dove sia il nocciolo della questione, rimettendolo al centro dell’esistenza.

Sostanza e resistenza di idee e oggetti: il ‘nocciolo della questione’ alla Milano Design Week 2026 ultima modifica: 2026-04-28T09:38:07+02:00 da Redazione

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