Le pensionata, la pensilina e gli ostinati fatti sociali che non possono essere revocati

Due vicende di cronaca diverse e cariche di potenza simbolica segnalano “l’ostinatezza dei fatti” e la determinazione di una generazione di ventenni cresciuta in una società profondamente ingiusta. Delle quali anche la comunicazione deve tenete conto

di Francesco Morace, presidente Future Concept Lab

Francesco Morace

In un tempo come questo di caos comunicativo, continuo a pensarla come Hannah Arendt, convinta che le verità fattuali posseggano una peculiare ostinatezza la quale “dipende dal fatto che, in modo analogo a tutto ciò che risulta dall’agire umano, i fatti – a differenza di ciò che è prodotto da una qualche fabbricazione umana – non possono essere revocati” (da ‘Verità e Politica’). E allora concentriamoci su due fatti. Madrid, 23 settembre 2026: un’anziana signora di 87 anni viene sfrattata e dopo poche settimane muore di dolore. Novi Sad, 1 novembre 2024: una pensilina crolla nella stazione uccidendo 16 persone, tra cui un bambino di 6 anni.

Due episodi banali nella loro tragicità, che potevano essere archiviati come comuni fatti di cronaca e che diventano invece “fatti sociali non revocabili” (come li avrebbe definiti Emile Durkheim, uno dei padri della sociologia), “scintille” che provocano grandi fuochi, avviando movimenti politici e di opinione in grado di cambiare il paesaggio istituzionale di Paesi come la Spagna e la Serbia. Ecco come.

Lo sfratto e la successiva morte di Maricarmen Abascal ha scatenato grandi proteste per il diritto alla casa in Spagna. L’anziana signora viveva nello stesso appartamento nel quartiere Retiro a Madrid da oltre 70 anni e viene sfrattata

in modo coatto dopo che la società immobiliare proprietaria dell’edificio (Urbagestión) aveva aumentato senza alcun criterio progressivo il suo affitto: da circa 500 a oltre 2.600 euro al mese.

Portata via dall’abitazione in barella, tra la polizia e i manifestanti che gridavano “Non sei sola!”, la scena ha generato profonda indignazione pubblica. Ricoverata all’ospedale Gregorio Marañón di Madrid a causa del forte stress e dei problemi di salute, Maricarmen è deceduta dopo solo due settimane, il 7 ottobre 2026.

La vicenda ha riempito le piazze di Madrid e di altre città spagnole con decine di migliaia di persone, trasformando il suo caso nel simbolo della grave crisi abitativa e del carovita, segnalando una imperdonabile ingiustizia sociale.

In Serbia, ad alcune migliaia di chilometri di distanza, la tragedia avvenuta nella stazione ferroviaria di Novi Sad, nel nord del Paese, ha alimentato il movimento studentesco serbo che per due anni ha lottato per riparare all’ingiustizia, al di là di ideologie e delicati posizionamenti nello scacchiere dei Balcani. I giovani hanno attribuito le morti alla corruzione dilagante e la loro richiesta di verità ha trovato ampio sostegno.

Così le proteste si sono diffuse e, a distanza di due anni, gli studenti sono diventati una forza politica ben organizzata, resistente alle repressioni del governo e molto popolare fra i 6,4 milioni di elettori serbi.

Risultato: sconcertante trionfo elettorale con il 52,5% dei voti e 140 deputati eletti; festeggiamenti in piazza con il saluto delle tre dita di un movimento trasversale che ha trasformato l’indignazione per una tragedia in una vittoria politica che ha messo fine a 14 anni di dominio politico di Aleksandar Vučić. Il gesto è arrivato alla Lista degli Studenti per una coincidenza matematica che ha visto l’assegnazione del numero tre alla stessa Lista sulle schede elettorali. Il tre è diventato così simbolo del Movimento, come dimostrato anche dal fatto che i suoi sostenitori cantino la canzone popolare ‘Tri poljupca’ (in italiano, Tre baci) trasformata in inno ufficiale della campagna elettorale.

Queste due vicende così diverse e cariche di potenza simbolica segnalano “l’ostinatezza dei fatti” in un tempo in cui molti discettano di post-verità, considerando ormai persa la battaglia che pretende di distinguere tra il falso e il vero, tra manipolazione e autenticità, nell’informazione e nella politica. Nello stesso tempo, emerge la determinazione di una generazione di ventenni cresciuta in una società profondamente ingiusta che dopo molti anni di impermeabilità politica si riversa nelle piazze, protestando e organizzandosi insieme a docenti, professori, atleti, agricoltori e artisti, come è avvenuto a Belgrado. Sono due “situazioni” che sembrano segnalarci una evidenza: è giunto il momento di svegliarsi, anche noi che ci muoviamo nel mondo della comunicazione.

Le pensionata, la pensilina e gli ostinati fatti sociali che non possono essere revocati ultima modifica: 2026-11-02T11:40:56+01:00 da Redazione

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