Almaviva dà una visione umana della trasformazione digitale con la campagna “Digital for life”

Massimiliano Basile, Head of Marketing di Almaviva Group, ha raccontato a Brand News l’obiettivo della campagna “Digital for life”, a chi è diretta e come l’azienda e l’agenzia Inarea hanno utilizzato l’IA per raccontare come la tecnologia tocca la quotidianità di tutti, con un tocco umano

Massimiliano Basile, Head of Marketing di Almaviva Group

Dopo un avvio sui mezzi owned e durante eventi di settore, è in partenza su paid media la campagna istituzionale “Digital for life” di Almaviva, gruppo italiano attivo nel settore ICT, che ha l’ambizione di raccontare la trasformazione digitale umanizzando la tecnologia, senza contrapporre umano e digitale. Anche attraverso una pianificazione che, accanto alle tradizionali leve B2B, include mezzi B2C come Spotify con formati audio e video, perché “i decision maker vivono la tecnologia prima di tutto come cittadini e utenti”, ci ha spiegato Massimiliano Basile, Head of Marketing di Almaviva Group.

Qual è l’obiettivo della campagna ‘Digital for life’ e in che momento si colloca nello sviluppo dell’azienda?

«“Digital for life” nasce con un obiettivo chiaro: cambiare la prospettiva con cui raccontiamo la trasformazione digitale. Non più tecnologia come fine, ma come leva concreta per migliorare la vita di persone, aziende e territori. La campagna arriva in un momento di forte evoluzione per Almaviva che, nel percorso di internazionalizzazione con particolare focus su Brasile e Stati Uniti d’America, punta ad affermare il proprio ruolo di abilitatore e interprete del cambiamento».

La scelta di “umanizzare” la tecnologia rappresenta un cambio di rotta rispetto alla comunicazione precedente di Almaviva?

«Più che un cambio di rotta, è un’evoluzione naturale. Per anni la comunicazione si è concentrata su soluzioni e competenze tecniche; oggi, in un panorama saturo di messaggi simili, la vera differenza sta nel saper raccontare il “perché” oltre al “come”. Umanizzare la tecnologia significa riportare al centro le persone, i loro bisogni, le loro emozioni. In un mondo in cui il digitale permea tutto, agisce in silenzio ed è invisibile, il valore non risiede più nello strumento, ma nell’esperienza che rende possibile il modo in cui trasforma e semplifica la nostra quotidianità».

Come mai, da azienda B2B, avete pensato di parlare anche a un pubblico B2C?

«Perché siamo tutti “protagonisti digitali”. Anche nel B2B ci rivolgiamo sempre a persone. I decision maker vivono la tecnologia prima di tutto come cittadini e utenti. Operare in ambiti come la mobilità urbana, dei trasporti o come ponte tra cittadino e sanità – per citare alcuni esempi in cui siamo concretamente impegnati – amplia in modo naturale la comunicazione verso il B2C e consente di costruire una relazione più autentica ed empatica. “Digital for life” è un concept inclusivo, pensato per raccontare impatti che toccano la quotidianità di tutti: ridurlo a un linguaggio tecnico ne avrebbe limitato forza, accessibilità e rilevanza».

Da chi è stata realizzata la campagna e chi si occupa della sua pianificazione sui media?

«La campagna marketing nasce da un lavoro sinergico tra team interni e un partner esterno, l’agenzia Inarea. Il concept strategico e la direzione sono stati guidati internamente, per garantire coerenza con il nuovo posizionamento aziendale.

Allo stesso tempo, il contributo dell’agenzia creativa ha permesso di amplificare l’impatto e portare un punto di vista esterno rispetto al nostro contesto. Un modello ibrido che riflette il nostro modo di lavorare: integrazione di competenze per generare valore».

Perché utilizzare visual realizzati con strumenti di IA in una campagna incentrata sull’umanizzazione della tecnologia?

«È una scelta apparentemente controintuitiva, ma in realtà coerente. L’intelligenza artificiale supporta le nostre competenze ed è una delle espressioni più avanzate della tecnologia: usarla per raccontare l’umanità è già un messaggio. Non esiste contrapposizione tra umano e digitale, ma una solida relazione. Oltre ai vantaggi di velocità e flessibilità, la scelta è soprattutto narrativa: volevamo immagini non descrittive, ma interpretative. I primi quattro visual raccontano l’evoluzione di generazioni diverse che si confrontano quotidianamente con la tecnologia così da mantenere un equilibrio tra suggestione e riconoscibilità».

Come avete gestito il rischio di ottenere immagini artificiali o non autentiche?

«Abbiamo lavorato in modo rigoroso sulla direzione artistica: l’IA è stata guidata con attenzione, evitando effetti troppo artificiali. Abbiamo scelto uno stile non fotorealistico ma evocativo, trasformando un potenziale limite in un punto di forza. L’obiettivo non era imitare la realtà, ma amplificarla».

La pianificazione sui media a pagamento quando è iniziata?

«Il debutto con progetti pilota su eventi e canali owned nel 2025 è stato intenzionale: volevamo testare, ascoltare e raccogliere insight da tutti i nostri stakeholders. La pianificazione paid arriverà in questa seconda fase, con l’obiettivo di amplificare il nostro nuovo racconto e consolidare il posizionamento. Un approccio graduale, e coerente con una logica brand-driven».

Perché la presenza su Spotify e come è stato targetizzato il messaggio?

«La scelta di Spotify nasce dalla volontà di intercettare nuovi target attraverso touchpoint diversi da quelli tradizionali. L’audio è un canale intimo, meno saturo, che favorisce una connessione più profonda. Abbiamo lavorato su cluster affini al B2B – manager, professionisti, innovatori – ma anche su audience interessate a tecnologia e cultura digitale con un interesse particolare alle nuove generazioni. In questo senso, Spotify diventa un’estensione naturale del concept: raccontare il viaggio digitale delle persone, non solo nei momenti di lavoro».    

F.B.

Almaviva dà una visione umana della trasformazione digitale con la campagna “Digital for life” ultima modifica: 2026-03-30T12:07:48+02:00 da Redazione

Related posts