Forum WPP / Non abbiamo un ‘planet B’. L’advisory board WPP traccia una strategia per lo sviluppo sostenibile

L’ottava edizione del Forum WPP, passo conclusivo dell’Advisory Board WPP Italia / TEH – Ambrosetti, è stato dedicato quest’anno ai temi dell’inclusione, sostenibilità e impatto sociale della comunicazione

Simona Maggini, ceo VMLY&R

Se nella vita avere un ‘plan B’ è saggio, è ora che tutti realizzino che al contrario non abbiamo un ‘planet B’. A introdurre e tirare le fila dell’8° WPP Forum sulla comunicazione, dedicato quest’anno ai temi dell’inclusione, sostenibilità e impatto sociale – con tutte speaker donne in segno di rottura con passato – è Simona Maggini, ceo di VMLY&R: «La comunicazione impatta sulla cultura e sui comportamenti. WPP vuole essere promotore del suo ruolo sociale, supportando le eccellenze italiane. Sostenibilità vuol dire uno sviluppo che soddisfa i bisogni della generazione presente senza compromettere quelli della generazione futura».

Cetti Lauteta

A fare il punto sul percorso dell’Advisory Board WPP Italia  The European House – Ambrosetti è la capo progetto Cetti Lauteta: «Sono stati fatti molti passi avanti ma l’Italia è ancora un paese poco sostenibile, non solo a livello ambientale ma anche sociale. La povertà, anche educativa, è il maggior ostacolo all’ascensore sociale, con il 12,2% dei lavoratori che vive in condizioni di povertà, la presenza di pochi lavoratori e tantissimi anziani, investimenti in ricerca scientifica e occupazione femminile ancora al di sotto della media europea, 53,1% vs 67,4% con il 19,5% delle donne in part time involontario, il divario nord/sud e l’ancora scarsa digitalizzazione – Italia 24a tra gli stati membri – impongono una revisione della strategia di sviluppo. Come Advisory Board proponiamo cinque priorità: più meritocrazia, meno familismo; più investimenti in capitale umano (a partire dalla scuola), digitale e ricerca; più donne e giovani nel mercato del lavoro; più attenzione alla tutela dei nostri territori e delle nostre comunità; capacità di visione e programmazione di lungo periodo. In breve: equità, apertura, intelligenza, stabilità e resilienza. Ricordando sempre che la cultura è l’unica arma di riscatto».

Il futuro è STEM. Lo sostiene Barbara Labate, ceo di ReStore, società di soluzioni di ecommerce per la gdo, che porta un esempio dal mondo delle startup: «Quelle fondate da donne tendono a ricevere meno finanziamenti ma si rivelano quelle che alla fine generano più ricavi. Alle founder, dai venture capitalist viene chiesta la percentuale di insuccesso, non quella di successo come avviene con gli omologhi uomini, e questo succede perché solo il 7% dei VC è donna. Per modificare l’Italia bisogna investire sulla formazione scientifica delle donne. Solo così si potrà innescare il circolo virtuoso: con la formazione STEM aumenta l’occupazione nel mondo della tecnologia, generando un cambiamento nella cultura imprenditoriale e nell’attitudine dei venture capitalist».

Lo scollamento tra vita e lavoro che ha plasmato la cultura aziendale degli ultimi decenni, penalizzando le donne, è un altro problema secondo Riccarda Zezza, ceo della startup Life Based Value. «Abbiamo trovato il modo di trasformare le esperienze di vita, come la maternità, la cura dei genitori o anche il divorzio in skill di valore. Paradossalmente, alcuni formatori utilizzano la realtà virtuale per simulare queste capacità, quando invece basta guardare alla realtà vera. Non è più possibile scollegare vita e lavoro. Anche parlare di inclusione è sbagliato, perché includere non cambia la cornice di regole non più adeguate ai nostri tempi e alle nostre necessità. Dobbiamo invece allargare la cornice. O romperla».

Il rispetto per l’ambiente e il territorio è invece al centro dell’esperienza di Camilla Lunelli, responsabile comunicazione di Cantine Ferrari. «Per noi sostenibilità significa produrre vini che siano espressione del territorio. Oltre a tutelare l’ambiente e i lavoratori, significa portare alla comunità benessere e bellezza. L’abbiamo fatto creando un protocollo per la viticoltura di montagna sostenibile, che ha cambiato il modo di coltivare le viti e ha alzato il livello di professionalità degli agricoltori, sostenendo il marchio Trentodoc e lavorando sull’enoturismo, con l’apertura al pubblico della cinquecentesca Villa Margon. Non ultimo il logo, che da qualche anno è diventato Ferrari Trento 1902, a siglare un legame indissolubile con il territorio».      

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Forum WPP / Non abbiamo un ‘planet B’. L’advisory board WPP traccia una strategia per lo sviluppo sostenibile ultima modifica: 2019-11-18T10:25:27+01:00 da Redazione

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