Il silenzioso volo dell’aliante si contrappone all’eccesso di ‘rumore’ che la comunicazione propone in dosi eccessive
di Francesco Morace, presidente Future Concept Lab

“Settembre, il mese del ripensamento sugli anni e sull’età, dopo l’estate porti il dono usato della perplessità, ti siedi e pensi e ricominci il gioco della tua identità, come scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità” … cantava Francesco Guccini nella ‘Canzone dei 12 mesi’, a mio parere la più bella che abbia mai scritto. E allora vi propongo la mia perplessità settembrina che si trasforma in possibilità: nella società gassosa che ci avvolge, sembra che i desideri siano evaporati. Perché tutto sembra raggiungibile istantaneamente laddove il desiderio lavora invece sull’attesa. O perché tutto è aleatorio e del futuro si sono perse le coordinate: che si sia addirittura perduto il luogo mentale nel quale i desideri potrebbero realizzarsi? Se così fosse, bisognerebbe ribaltare la ricerca di Marcel Proust che si rivolgeva al passato, dedicando una riflessione letteraria ‘Alla ricerca del futuro ritrovato’. Ed è questo l’esercizio che vi propongo, a partire dal contributo che la comunicazione può fornire.
Modernità liquida e gassosa. Il grande sociologo Zygmunt Bauman venticinque anni fa lanciò l’ipotesi che la modernità si stesse liquefacendo: noi oggi rilanciamo parlando piuttosto di evaporazione in una società sempre più volatile. Una società in cui si è costretti a sollevarsi da terra per esistere, affrontando la sfida dell’esposizione allo sguardo degli altri. Nella liquidità di Bauman si poteva affogare, travolti passivamente dalla marea montante di una società ingiusta e conformista, orientata al consumo.
Nella modernità volatile bisogna invece sollevarsi in aria per esibirsi, con il rischio di precipitare al suolo. Siamo infatti nel pieno della metamorfosi annunciata da Ulrich Beck in cui da bruchi si diventa farfalle e in cui imparare a volare diventa imperativo. Noi proponiamo di farlo sulle ali del desiderio, piuttosto che della popolarità. I social network permettono a chiunque di mostrarsi al mondo: il cielo si riempie di palloni gonfiati, personaggi che pompano il proprio ego.
Tutto questo nella modernità liquida era impensabile: la modernità gassosa lo ha reso possibile, anzi consueto, ma in queste dinamiche il desiderio sembra essersi volatilizzato. Persone che come gli aerostati descritti mirabilmente in ‘Staccando l’ombra da terra’ da Daniele Del Giudice sono immersi nella più semplice inerzia: non sono loro a muoversi ma la massa d’aria a cui appartengono.
Desiderio propiziatorio. E allora ripartiamo dalla saggezza antica, dal desiderio propiziatorio che alleggerisce la vita, come lo raccontava Aristotele: “l’animale umano è mente che desidera o desiderio che ragiona”. Perché – aggiungeva – nell’animale umano le passioni (quindi piacere e dolore) e i ragionamenti sono come le parti concava e convessa di una superficie curva, differenti nelle definizioni ma inseparabili nella realtà. E allora anche in comunicazione il desiderio deve tornare a essere la forza propulsiva per immaginare e progettare nuove condizioni esistenziali: personali e collettive. La metafora comunicativa che abbiamo immaginato per farlo è l’aliante.
Emblematico per la sua aerodinamica, eleganza, silenziosità, costituisce un bell’esempio di valorizzazione dell’esperienza in condizioni di volatilità: evoluzioni e planate che lasciano senza fiato per l’abilità di proporsi allo sguardo senza dileguarsi, ma al contrario tracciando traiettorie che lasciano a bocca aperta per la meraviglia.
La leggerezza costituiva una delle qualità del futuro indicata da Italo Calvino in ‘Lezioni americane’, dove scriveva: “Nei momenti in cui il regno dell’umano mi sembra condannato alla pesantezza, penso che dovrei volare come Perseo in un altro spazio. Non sto parlando di fughe nel sogno o nell’irrazionale. Voglio dire che devo cambiare prospettiva, devo guardare il mondo con un’altra ottica, un’altra logica, altri metodi di conoscenza e di verifica. Le immagini di leggerezza che io cerco non devono lasciarsi dissolvere come sogni dalla realtà del presente e del futuro”.
Il silenzioso volo dell’aliante si contrappone all’eccesso di ‘rumore’ che la comunicazione propone in dosi eccessive. È evidente quanto per Calvino la leggerezza sia lontana dall’evaporazione. Quanto non sia superficialità e neanche deresponsabilizzazione, ma piuttosto capacità di individuare un diverso orizzonte. Questo mi pare possibile anche oggi, ripartendo dalle esperienze desideranti, che spesso sono vissute “in comune”: passioni, relazioni interpersonali, erotismo, gioco e convivialità.
Avvicinandosi alla soglia del futuro: l’orizzonte. Alleggerirsi e combattere per la propria autonomia d’azione e di pensiero, senza confondere la libertà con l’assenza di vincoli e di legami, costituisce una risposta vitale, un modo intelligente ed eccitante di interpretare il potenziale della volatilità: come un aliante in volo, sulle ali del desiderio.





