Il futuro del marketing dovrà essere leggero, spiega l’agenzia Made by Plural annunciando i punti chiave del suo posizionamento e la campagna outdoor pianificata a Milano: il QR code porta a un museo digitale con opere che raccontano grandi storie plurali
Nasce una nuova agenzia e si annuncia attraverso una campagna outdoor a Milano. Si tratta di Made by Plural, specializzata in strategia, branding e design. «I clienti non chiedono più un manuale – spiega l’agenzia – chiedono un sistema, che va dal posizionamento alla messa a terra delle campagne, dal prodotto all’experience. Un sistema che vive, non un pdf che dorme in un cassetto. Per anni le agenzie si sono specializzate: chi solo branding, chi solo strategia, chi solo nel digital. Funzionava quando i progetti erano lineari. Oggi, con i costi che salgono e il mercato che cambia ogni trimestre, un progetto diviso in pezzi è un progetto che arriva tardi. Serve lo sguardo di un’unica agenzia, dall’inizio alla fine, ma che abbia la capacità di essere plurale, appunto. Anche per questo ci chiamiamo così».
L’agenzia per il momento si presenta con una campagna pubblicitaria, il sito madebyplural.com e un comunicato stampa che ne svela solo il posizionamento, rimandando alle prossime settimane maggiori dettagli.
«I numeri raccontano perché lo sguardo plurale non è un vezzo, ma un’urgenza – continua l’agenzia nella sua presentazione – In Italia gli investimenti pubblicitari cresceranno appena, tra l’1,5% e il 2% nel 2026 secondo l’Osservatorio UPA. Ma le stesse aziende prevedono di spostare sul digitale fino al 25% in più. Il mercato non si allarga. Si sposta. Tre professionisti del marketing su quattro usano l’intelligenza artificiale ogni giorno, ma quasi uno su due si fida sempre meno di quello che produce. L’AI ha reso tutto più veloce e più uniforme. E poi c’è chi ha provato a fare tutto da solo. Due aziende su tre hanno oggi un team creativo interno. Ma quasi nove su dieci continuano a spendere in agenzia quanto spendevano prima e più di un terzo teme di essere finito in una bolla creativa, senza più uno sguardo esterno. I grandi gruppi, intanto, non riescono a darlo, quello sguardo. Hanno troppa struttura, e la struttura ha un costo: la qualità del lavoro. Tempi lunghi. Troppe persone tra un’idea e la sua realizzazione. In un mercato che corre, chi non è snello arriva tardi. Per questo Made by Plural è indipendente. Non per scelta ideologica ma per necessità. Il futuro del marketing dovrà essere leggero».
Made by Plural ci tiene anche a smitizzare l’ossessione contemporanea per i self-made man e i founder solitari e di successo. «Aziende da un solo dipendente e fatturati da milioni. Ci hanno insegnato che le cose migliori le fa uno, da solo, in una stanza. È una bugia affascinante. E come tutte le bugie belle, ci piace crederci. Ma la storia va in un’altra direzione. Le cose che contano non le ha fatte mai una persona sola. Le opere che cambiano tutto nascono insieme. Per raccontarlo, abbiamo tappezzato Milano di manifesti. Un QR code porta a un museo digitale: decine di opere, tra cultura, arte, natura, scienza e tecnologia, che raccontano la pluralità in modi diversi: non è una celebrazione di noi. È per una volta, la celebrazione di Loro: le grandi storie plurali».






