Quando i rifiuti diventano pubblicità negativa: dalla Nuova Zelanda arriva “Reverse Media Schedules”

Il progetto ridefinisce il littering come media negativo misurabile. Nato dalla collaborazione tra Sea Cleaners e JCDecaux e sviluppato a livello locale da Dentsu Creative e Carat, punta a estendersi oltre la Nuova Zelanda. Brand come Heineken, Export e Monteith’s hanno già aderito

I brand sono esposti a forme di comunicazione outdoor non pianificate che possono danneggiarne la reputazione.

Bottiglie, lattine e confezioni abbandonate sono considerati touchpoint di marca non intenzionali, una forma di esposizione “unpaid media” che contribuisce alla formazione della percezione del brand.

Quando i rifiuti diventano pubblicità negativa: dalla Nuova Zelanda arriva "Reverse Media Schedules"

Secondo una ricerca pubblicata sul Journal of Business Research e validata per il mercato locale da Nielsen, quando un brand appare come rifiuto i consumatori sono disposti a pagare fino al 2% in meno per i suoi prodotti. In altre parole, ogni elemento di littering diventa una delle forme più dannose di esposizione pubblicitaria.

Per questo Sea Cleaners, organizzazione impegnata nella rimozione dei rifiuti marini e nella tutela delle coste della Nuova Zelanda, e JCDecaux, operatore globale di out of home, hanno unito le forze per contrastare il fenomeno e “rimuovere dalla pianificazione” le peggiori affissioni possibili.

Nasce così Reverse Media Schedules, un nuovo media product progettato per aiutare i brand a comprendere, misurare e rispondere a queste impressioni negative. Il sistema tratta il litter come una forma di media non pianificato e ne misura il valore attraverso la sua rimozione.

Sviluppato nel mercato neozelandese da Dentsu Creative e Carat, insieme a Finch, partner consulenziale in ambito creativo e produttivo, e agli esperti di audience data Nielsen, il modello integra litter audit, dati di audience e media modelling per individuare dove appare il rifiuto di marca, quanto è visibile e quale impatto può avere su percezione e comportamenti d’acquisto dei consumatori.

Una ricerca Nielsen condotta in Nuova Zelanda su 1.026 persone in 124 località costiere conferma la portata del fenomeno: il 17,2% degli intervistati ricorda spontaneamente i brand visti come rifiuti anche a distanza di 7 giorni, mentre il 75% dichiara di valutare più positivamente le aziende che sostengono attività di pulizia.

Il sistema consente inoltre di identificare hotspot geografici, confrontare i brand all’interno della stessa categoria e stimare il valore generato dalle attività di pulizia nel tempo. Le aziende possono accedere a dashboard e strumenti di reporting per monitorare questi dati e l’impatto delle proprie azioni.

L’iniziativa introduce anche un nuovo approccio alla sostenibilità: non più solo attività filantropica, ma un vero e proprio investimento media in grado di proteggere il valore di marca e generare un impatto ambientale misurabile.

Il progetto sta già ottenendo adesioni significative in Nuova Zelanda: brand come Heineken, Export e Monteith’s hanno investito in Reverse Media Schedules, contribuendo direttamente all’espansione delle attività di pulizia degli oceani.

L’ambizione è ora espandere Reverse Media Schedules oltre la Nuova Zelanda, trasformandolo in un modello capace di unire innovazione media, responsabilità sociale e impatto ambientale.

Quando i rifiuti diventano pubblicità negativa: dalla Nuova Zelanda arriva “Reverse Media Schedules” ultima modifica: 2026-04-24T18:21:08+02:00 da Redazione

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