I dati italiani dell’Edelman Trust Barometer 2026
Otto italiani su dieci non si fidano di chi esprime valori, posizioni sulle questioni sociali, percorsi personali o fonti informative differenti dalle proprie. La risposta è nel “Trust Brokering”: gli italiani chiedono ai datori di lavoro e alle istituzioni maggiore mediazione e dialogo costruttivo.
E’ quanto emerge dai dati italiani dell’Edelman Trust Barometer 2026, la ricerca che da 26 anni misura il livello di fiducia delle persone verso le istituzioni (governo, media, business e ong).
«L’edizione 2026 dell’Edelman Trust Barometer – commenta Fiorella Passoni, ceo di Edelman Italia – descrive un contesto globale segnato da una crescente chiusura, in cui le preoccupazioni per l’economia, le rivoluzioni nel settore delle tecnologie e le altalenanti tensioni geopolitiche spingono gli individui a restringere il proprio orizzonte verso gruppi sempre più ristretti, più allineati alle proprie convinzioni. E questo ha un impatto diretto sui livelli di fiducia nei confronti di tutte le istituzioni. I dati italiani mostrano però una popolazione consapevole delle sfide ma desiderosa di soluzioni concrete e la fiducia nel datore di lavoro e l’apertura verso modelli di mediazione posizionano il nostro Paese come un potenziale laboratorio per pratiche innovative nella costruzione della fiducia».

L’Italia emerge infatti tra i Paesi europei più propensi a valorizzare il “trust brokering”, quella capacità, cioè, promossa da individui, istituzioni o organizzazioni di facilitare la costruzione di fiducia tra gruppi diversi partendo proprio dalle differenze. Il 33% degli italiani, infatti ritiene che le aziende possano guadagnare fiducia incoraggiando la cooperazione su questioni divisive senza schierarsi, posizionando il Paese all’avanguardia nella ricerca di dialogo costruttivo.
Per questo una delle risposte strategiche all’insularità si basa proprio sul “trust brokering” che invece di cercare di cambiare le persone, mira a portare alla luce gli interessi comuni della “parti isolate”, traducendo i loro bisogni, obiettivi e realtà.
• il 79% auspica che i Media dedichino pari spazio a punti di vista diversi cercando di abbassare le tensioni;
• il 78% richiede al Governo di promuovere un dibattito civile tra politici utilizzando toni più corretti;
• il 77% chiede alle NGO di stabilire programmi di mediazione comunitaria cercando di fungere da facilitatori tra gruppi differenti;
• per il 71% le Aziende devono favorire l’interazione tra dipendenti con valori differenti e facilitare partnership con organizzazioni per iniziare un dialogo cross culturale e cross politico.
Discorso a parte invece per i datori di lavoro, in cui gli intervistati ripongono la fiducia maggiore nella capacità di superare le polarizzazioni: il 79% degli italiani si aspetta che si facciano promotori di un’identità e di una cultura condivise, per ricordare ai dipendenti ciò che li unisce piuttosto che quello che li divide.
Allo stesso tempo, inoltre, il 78% del campione chiede di costruire team che richiedano valori differenti per poter aver successo e contemporaneamente, organizzino corsi obbligatori per i dipendenti su come condurre un dialogo costruttivo in situazioni di conflitto.






