Alla presentazione dei palinsesti Rai ad Ancona, Rai Pubblicità rilancia la propria strategia con lo slogan “Rai = Roi”, puntando su risultati misurabili per gli investitori. L’amministratore delegato Luca Poggi fa il bilancio dei Mondiali, superiore alle attese, e parla di una crescita vicina al 10% nei primi sette mesi dell’anno

ANCONA – Non più un semplice broadcaster tradizionale, ma un ecosistema capace di generare milioni di contatti certificati. La presentazione dei palinsesti Rai, quest’anno ospitata ad Ancona, mette in scena la complessità e la varietà dell’offerta declinata su generi, target e piattaforme dell’azienda pubblica.
“Rai c’è” è il titolo della parte editoriale, mentre sul fronte della concessionaria il messaggio è riassunto dal gioco di parole “Rai = ROI”, a indicare lo sforzo di Rai Pubblicità nel supportare gli investitori con strumenti concreti e misurabili. “Vogliamo generare risultati”, spiega l’amministratore delegato Luca Poggi, sintetizzando la mission della società.
La strategia di Rai Pubblicità si articola su quattro direttrici. La prima è l’aggregazione dell’attenzione, sostenuta da un’offerta produttiva ampia e articolata. La seconda riguarda le connessioni autentiche, con 24 milioni di utenti registrati e 20 milioni di contatti profilati al mese. Il terzo punto è il full funnel, con il Festival di Sanremo citato come esempio di progetto phygital tra i più rilevanti a livello internazionale, tra evento televisivo, declinazioni digitali e attivazioni fisiche, per un impatto economico stimato in circa 100 milioni di euro. Il quarto elemento è la fiducia, costruita nel tempo e consolidata nei 100 anni di storia del servizio pubblico.
L’evoluzione tecnologica di questi anni ha trasformato il Servizio Pubblico nella più grande piazza mediatica del Paese, capace di raggiungere il 98% degli italiani e raggiungendo pubblici trasversali per età, interessi e modalità di fruizione.
Ma oltre all’offerta allargata potenziata da una strategia data driven grazie a Rai Play, il gruppo è proitatto verso una continua innovazione grazie anche a nuovi formati. Come il Corner Button che permette, durante lo spot che va sulla televisione lineare, di cliccare un logo che rimanda a un mini-sito. Oppure il Pause-Ad che attiva un’esperienza pubblicitaria quando si mette in pausa il programma che si sta vedendo sulla tv connessa.
Sul fronte dei risultati, Rai Pubblicità registra una performance positiva nonostante il rallentamento del mercato osservato tra aprile e maggio.
Anche il contributo dei Mondiali si è rivelato significativo. “Al momento abbiamo raggiunto il risultato del 2022, quando avevamo 64 partite in esclusiva. Quest’anno ne abbiamo 35 e siamo riusciti a superare gli obiettivi prefissati, raggiungendo oltre 50 milioni”, spiega Luca Poggi.
La vendita si è rivelata più frammentata rispetto al passato, con oltre 225 clienti coinvolti rispetto ai 200 di quattro anni fa, nonostante un numero inferiore di partite. “Si è trattata di una vendita più polverizzata e meno concentrata, con nuovi brand che si sono affacciati, tra cui player cinesi del settore automotive”, aggiunge Poggi.
A livello complessivo, Rai Pubblicità chiuderà i primi sette mesi dell’anno con una crescita vicina al 10%. Sul secondo semestre, il contesto resta incerto. “Si naviga davvero a vista – afferma Luca Poggi – speriamo che la pubblicità anticipi la ripresa. Da aprile abbiamo registrato un cambiamento di sentiment da parte delle aziende e il mercato resta complesso”.
Nicola Zonca





