Abbiamo parlato con Giorgia Sbrogiò, responsabile settore MICE della società specializzata nell’organizzazione di eventi aziendali Target Motivation, che ha sviluppato negli ultimi anni un modello operativo orientato a ridurre l’impatto ambientale delle proprie attività
L’organizzazione di eventi, con il coinvolgimento di molteplici fornitori e professionalità, implica inevitabilmente un impatto ambientale. Un fattore che però può essere ridotto grazie a un framework ormai rodato. È quello che ha fatto negli ultimi anni Target Motivation, società attiva nell’organizzazione di eventi e progetti di comunicazione. Giorgia Sbrogiò, responsabile settore MICE della società, ci ha spiegato gli aspetti che entrano in gioco nella realizzazione pratica di questo modello operativo.
Target Motivation ha messo a punto un modello operativo che mira a ridurre l’impatto ambientale delle proprie attività, e dunque anche quella dei propri clienti connessa all’organizzazione di eventi aziendali. Quali sono gli elementi che entrano in gioco in questo modello?
«Nel settore degli eventi aziendali, la sostenibilità non è più soltanto un valore aggiunto, ma una responsabilità concreta. Il nostro approccio parte già dalla fase di progettazione dell’evento e coinvolge tutta la filiera dei fornitori. Privilegiamo la collaborazione con partner locali, selezionati anche in base alla presenza di certificazioni ambientali o di policy interne orientate alla sostenibilità».

Come valutate concretamente i vostri fornitori sotto il profilo ambientale?
«Abbiamo sviluppato un format di assessment che viene inviato ai fornitori coinvolti nel progetto. Attraverso questo strumento raccogliamo informazioni su pratiche ambientali, gestione delle risorse, politiche di riduzione dei rifiuti e approvvigionamento responsabile. Una volta compilato, il format consente di attribuire un punteggio di sostenibilità, che ci permette di valutare e confrontare i diversi partner coinvolti nell’organizzazione dell’evento. Nel tempo, questo sistema ci aiuta a costruire una rete di collaboratori sempre più attenta alle tematiche ambientali. Ad esempio, per l’aspetto gastronomico degli eventi collaboriamo con catering che privilegiano materie prime stagionali e prodotti a chilometro zero, quando possibile, riducendo così l’impatto legato ai trasporti e favorendo le filiere locali. Inoltre, in accordo con alcune location e servizi di ristorazione, attiviamo sistemi per il recupero del cibo non consumato, destinato a realtà solidali o a programmi di redistribuzione alimentare».
E per quanto riguarda la logistica degli eventi?
«Anche la logistica viene progettata con criteri di sostenibilità. Quando le condizioni lo permettono, privilegiamo trasferimenti con mezzi elettrici o a basse emissioni, contribuendo a ridurre l’impatto ambientale degli spostamenti dei partecipanti. Collaboriamo inoltre con associazioni e progetti ambientali che permettono di compensare o reintegrare parte delle risorse utilizzate durante l’evento – come energia, trasporti o materiali – supportando iniziative di riforestazione, tutela ambientale o progetti sociali, contribuendo a generare un impatto positivo sul territorio».
Come la sostenibilità può diventare un asset chiave della strategia aziendale?
«In un contesto in cui molte imprese vedono la sostenibilità come un vincolo, noi la consideriamo una leva strategica. Le azioni concrete devono essere misurabili e integrate nella strategia aziendale, perché la sostenibilità non deve mai essere separata dal resto: altrimenti, invece di una leva strategica, si trasforma in una mera complicazione. È inoltre fondamentale la capacità di dialogo: chi si occupa di sostenibilità deve sapersi confrontare con tutte le funzioni aziendali, parlare il linguaggio del business e farsi ascoltare anche quando le richieste possono sembrare scomode. Serve pazienza, perché i risultati non sono immediati, ma soprattutto determinazione, perché il cambiamento vero richiede tempo e coerenza».
Quanto pesa oggi la sostenibilità nelle relazioni B2B con i grandi brand?
«Oggi la sostenibilità non è più un’opzione, ma un requisito imprescindibile, in particolare nelle relazioni con i grandi brand, che non si accontentano più di prodotti performanti ma cercano fornitori in grado di offrire soluzioni responsabili, tracciabili e affidabili, coerenti con i propri valori e con le aspettative del consumatore finale. In questo contesto, la nostra capacità di garantire qualità costante, continuità nella fornitura e trasparenza nelle pratiche produttive si è rivelata un asset strategico. Intendiamo puntare nel futuro su un’innovazione centrata sull’impatto reale, con l’obiettivo di offrire non solo un vantaggio competitivo ai nostri clienti, ma anche un beneficio tangibile al consumatore finale. Sostenibilità ed efficienza non devono essere in contrapposizione: al contrario, crediamo fermamente che possano evolversi insieme grazie alle nuove tecnologie».
Un ultimo consiglio per le aziende che vogliono coltivare la sostenibilità anche nell’organizzazione dei loro eventi?
«Il primo consiglio è di non banalizzare il concetto di sostenibilità. Oggi è spesso abusato e rischia di perdere valore, ridotto a uno slogan pubblicitario. È fondamentale mantenere una visione etica e oggettiva, basata su dati verificabili, scelte coerenti e obiettivi misurabili, invece di perdersi in frasi di effetto e dichiarazioni prive di fondamento. Solo così la sostenibilità può trasformarsi da onere percepito a vantaggio competitivo concreto, capace di generare valore reale per l’impresa e per l’intero ecosistema in cui opera».







